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venerdì 28 agosto 2020
sabato 1 agosto 2020
Riflessioni. L’accoglienza dello ‘straniero’ secondo San Tommaso d’Aquino.
Riflessioni. L’accoglienza dello ‘straniero’ secondo San Tommaso d’Aquino,
ovvero: la cattiva interpretazione dell'accoglenza promossa da papa Bergoglio.
Introduzione:
San Tommaso d’Aquino nella I-II della Somma Teologica (q. 98-105) studia la Legge del Vecchio Testamento. Egli distingue tre tipi di precetti:
1°) i precetti morali (q. 100), che appartengono alla Legge naturale e durano per sempre;
2°) i precetti cerimoniali (q. 101), che riguardano il culto divino del Vecchio Testamento e terminano completamente con la nascita del sacerdozio della Nuova ed Eterna Alleanza, della quale essi sono un’ombra e una prefigura;
3°) i precetti legali o giudiziali, che riguardano la giustizia nei rapporti degli uomini tra di loro e che anch’essi nel loro insieme vengono rimpiazzati dalla Nuova ed Eterna Alleanza, tranne qualche loro principio, che essendo una specificazione del Decalogo permane ancor oggi vero, giusto e attuale ed è stato ripreso e perfezionato dalla Nuova Alleanza (q. 105).
La legge giudiziale:
La Legge giudiziale dell’Antico Testamento (S. Th., I-II, q. 104, a. 1, in corpore) è uno sviluppo del Decalogo riguardante l’ambito civile e criminale, per cui alcuni precetti di essa conservano ancor oggi il loro valore giuridico e legale. Essa legifera sui rapporti degli uomini tra di loro, sui loro doveri e contiene dei precetti giusti. Quindi anche se rimpiazzata e perfezionata dal Nuovo Testamento la Legge giudiziale dell’Antico Testamento mantiene alcuni precetti di giustizia e verità e, perciò, può aiutarci a risolvere il problema dell’accoglienza indiscriminata di tutti i profughi che sbarcano sulle nostre coste.
San Tommaso e l’accoglienza:
Parlando dell’accoglienza dei forestieri l’Angelico fa delle considerazioni che oggi, con l’immigrazione di centinaia di migliaia di musulmani nel nostro Paese (si parla di cinque milioni di islamici residenti in Italia), risultano ancora attuali e ci possono insegnare qualcosa di buono. L’Angelico nella Somma Teologica (I-II, q. 105, a. 3) spiega che “con gli stranieri ci possono essere due tipi di rapporto: l’uno di pace, l’altro di guerra” (in corpore). Egli porta l’esempio degli ebrei che nella Vecchia Alleanza avevano tre occasioni per vivere in modo pacifico con gli stranieri:
1°) quando gli stranieri passavano nel loro territorio come viandanti;
2°) quando gli stranieri emigravano nella Terra santa per abitarvi come forestieri; in questi due casi la Legge giudiziale imponeva precetti di misericordia: “Non affliggere lo straniero” e “Non darai molestia allo straniero”;
3°) quando degli stranieri volevano passare totalmente nella collettività degli ebrei, nel loro rito e nella loro religione.
In questo terzo caso si procedeva con ordine. Innanzi tutto non li si accoglieva subito come compatrioti e correligionari. Aristotele insegnava che “si possono considerare come cittadini solo quelli che iniziarono ad essere presenti nella Nazione ospitante a partire dal loro nonno” (Politica, libro III, capitolo 1, lezione 1). Questo terzo punto è quello che più ci interessa. Infatti accogliendo gli stranieri e non avendo essi ancora un forte amore del bene pubblico della Nazione che li ospita, potrebbero nuocere alla Nazione. Perciò sono considerati come cittadini integrati solo gli stranieri di terza generazione, ossia insediati nella Nazione a partire dal nonno.
Attualità di alcuni princìpi giudiziali dell’Antico Testamento:
Questa è una delle parti ancora attuali della Legge giudiziale, che ci può chiarire le idee sull’accoglienza dei musulmani, i quali sbarcano a frotte in Italia e vi si insediano. Accogliere milioni di musulmani che non vogliono integrarsi potrebbe nuocere alla Nazione. Il cardinal Biffi nel 1999 disse che se l’Europa non fosse ridiventata cristiana sarebbe stata islamizzata. In questo caso gli insegnamenti dell’Angelico ci consiglierebbero di non accogliere gli immigrati subito come compatrioti e specialmente correligionari, anche perché oggi essi sono molto fermi nell’osservanza della religione islamica e non hanno nessuna voglia di integrarsi (con delle eccezioni che confermano la regola) nella cultura e religione nostra, ma anzi le detestano e vorrebbero distruggerle. Purtroppo gli uomini di Chiesa pensano e agiscono in maniera diametralmente opposta ai consigli dati da S. Tommaso. È chiaro che per l’Angelico si può permettere agli stranieri, che sono di passaggio nella Nazione (se sono pacifici e se si integrano nella cultura e nella religione del Paese che li accoglie), di restarvi.
Vim vi repellitur:
Ma se sono ostili, come le orde di musulmani che invadono l’Italia in primis e l’Europa intera in secundis per conquistarle all’islam, allora vale la legittima difesa, che porta la Nazione invasa a respingere lo straniero, che è un ingiusto aggressore: “vim vi repellere licet / è lecito respingere la forza con la forza”.
Legislazione sulla guerra:
La Legge giudiziale stabilisce anche precetti ragionevoli in rapporto alla guerra con gli stranieri. Il Deuteronomio (XX, 40) comanda che prima di attaccar guerra si offra la pace agli stranieri e di usare moderazione in caso di vittoria, risparmiando donne e bambini. Risolvendo la seconda obiezione l’Angelico cita Aristotele (Politica, libro III, capitolo 3, lezione 4), il quale spiega che si può diventare cittadini di una Nazione in due maniere:
a) in senso assoluto e totalmente, quando lo straniero di terza generazione si è integrato nella Nazione ed ha la capacità di partecipare alla vita pubblica di essa cercandone il bene comune;
b) in senso relativo quanto agli stranieri che non sono in grado di trattare le cose che interessano la comunità e di cercarne il bene comune temporale.
Conclusione:
Ora in Italia ci troviamo invasi da cinque milioni di maomettani che non si integrano né civilmente né religiosamente e non vogliono farlo anche perché l’Europa odierna offre loro uno spettacolo poco decente. E siccome l’islam è una religione conquistatrice con la spada e non col Corano non è difficile prevedere che un giorno anche l’Italia potrebbe fare la fine della Siria, dell’Iraq, della Tunisia e della Libia. Purtroppo la debole Europa non è in grado di competere con l’islam aggressivo e combattente. Quindi periremo se Dio non fa un miracolo, come è successo a Lepanto nel 1570 e a Vienna nel 1681. Il guaio è che sono soprattutto i Pastori della Chiesa cattolica a favorire l’accoglienza indiscriminata degli stranieri musulmani.
mercoledì 15 luglio 2020
QUALCHE RIFLESSIONE SUL RAPPORTO EUROPA - ISLAM.
Di Alberto Rosselli.
(stralcio tratto dal libro dello stesso autore, 'Sulla Turchia e l'Europa', Solfanelli, 2008).
...“E’ unicamente grazie alle sue radici cristiane che l’Europa ha potuto godere di grande sviluppo e successi in ogni campo, culturale, artistico, economico, scientifico e tecnico, diffondendo la civiltà in tutto il mondo. (…) L’Europa è un concetto geografico, la cristianità è il territorio dell’ordine cristiano che plasma la società e lo Stato. L’Europa come entità politica e spirituale nasce con il Medioevo. La cristianità medioevale fu, ad un tempo, “nascita” e “frutto” dell’Europa. Nascita, perché la formazione di un’Europa non in senso geografico od amministrativo ma ideale e perenne, fu possibile soltanto su basi romane e cristiane (…); frutto, perché al tempo di Carlo Magno tale unità venne raggiunta”. Sempre secondo De Leonardis la respublica christiana esprimeva il concetto di un’Europa che riconosceva come sue massime espressioni istituzionali il Sommo Pontefice e il Sacro Romano Imperatore, “anche se con il tempo tali figure spesso si trovarono contrapposte”. Ma veniamo alla considerazione più interessante. “L’identità politica e spirituale europea, la respublica christiana – spiega De Leonardis - si venne a formare e a consolidare anche grazie alla contrapposizione tra l’Europa e il suo nemico mortale, l’impero ottomano”.
Ma c’è di più. Secondo Ludwig Hertling, professore di Storia Ecclesiastica all’Università Gregoriana di Roma, “la Chiesa e l’islam sono da sempre le due grandi rivali nella storia religiosa dell’umanità”. Una contrapposizione che, nonostante il passare dei secoli, non sembra essersi affievolita. Anzi, stando agli eventi degli ultimi dieci anni, essa si è di fatto inasprita, non certo per volontà della Chiesa, ma per la crescente e palese ostilità – antioccidentale e anticristiana - manifestata da gran parte del mondo islamico. Ciononostante, l’Europa non sembra accorgersi di nulla, o pare volere ignorare, magari per interessi economici e finanziari, tale verità. “La respublica christiana medioevale – rammenta De Leonardis - trovava la sua unità nella comune fede religiosa . Mentre l’Unione Europea basa la sua essenza e la sua politica su un sostanziale rifiuto di ogni fede, di ogni dogma, sul permissivismo, sul “politicamente corretto” e – aggiungiamo noi – sulla “tentazione relativista”. In ogni virtù l’eccesso è sempre nocivo, se non fatale, scriveva J. B. Duroselle. E questo eccesso per l’Europa si identifica oggi con il lassismo e il permissivismo”. “Oggi, in Europa, tutto è tollerato e l’esistenza di una verità morale e religiosa comune è praticamente bandita. Assistiamo al trionfo delle tesi di Voltaire, che proponeva: nessuna libertà per i nemici della libertà (dichiarazione che a nostro parere non fa certo onore all’indiscutibile acume del filosofo) e di quelle di un Locke, che negava ai cattolici la libertà di professare la loro fede”.
L’Europa combatte, in buona sostanza, la propria anima e la propria cultura, mentre l’islam si fa sempre più vanto e forza della sua. “Da alcuni anni a questa parte – continua De Leonardis - la minaccia islamica ha assunto una doppia curiosa valenza. Da una parte abbiamo il terrorismo e dall’altra la disgregazione (o “autodisgregazione”, nda) dell’identità cristiana europea”. (…) La storia insegna che l’islam avanza quando la Chiesa vacilla e i cristiani si lasciano sedurre dal lassismo spirituale (e dal relativismo filosofico, nda). Ma la storia insegna anche che i mussulmani per primi disprezzano i cristiani che si proclamano laicisti”. Qualche hanno fa il cardinale Giacomo Biffi aveva invitato a limitare l’immigrazione mussulmana, ammonendo: “non possiamo edificare una casa tutta aperta. Prima si costruiscono le mura, poi le porte. Questa Europa non ha futuro. O l’anima cristiana si risveglierà o l’Europa diverrà islamica, anche perché i mussulmani vengono con il loro bagaglio di intransigenti principi (…) Purtroppo, né i laici, ma nemmeno gran parte dei cristiani, pare si siano resi conto del dramma che si sta profilando. (…) I cattolici, lasciando sbiadire in se stessi la consapevolezza della verità posseduta, sostituendo all’ansia apostolica il puro e semplice dialogo a tutti costi, stanno preparando inconsciamente la propria inevitabile estinzione”.
venerdì 10 luglio 2020
giovedì 9 luglio 2020
Alla base di tutto sta soltanto il coraggio (delle proprie idee, delle proprie lecite speranze, dei propri ideali, dei propri amori intimi). Chi non ha il coraggio di 'esporsi' nel credere e nel dire, non può ambire a nulla. Rimane nel limbo delle congetture inespresse, come una foglia morta e calpestata. Non ha diritto di recriminare. E muore solo.
Le Istituzioni europee (Commissione e Consiglio) hanno sempre ritenuto che il 'problema' (per loro è, ovviamente, un 'problema') dell' Identità Culturale e Religiosa dovesse essere eliminato, per trasformare il Continente in uno spazio 'aperto' ad ogni commistione etnico-religiosa: una sorta di Spazio polimorfe e senza radici.
Chi nella vita non prende mai una posizione chiara e netta in materia politica, etica, sociale e sentimentale - vuoi per timore, vuoi per non perdere comode posizioni - non ha alcun diritto di lamentarsi di come vanno le cose. Meglio che taccia e svolga il suo ruolo di eunuco muto e frustrato. Cristo ha insegnato il coraggio di dire e fare, anche a costo di subire qualche seccatura. E se lo ha detto Cristo (finito in croce per avere detto la Verità) per un uomo comune, che rischia assai di meno, deve essere una regola morale inderogabile.
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